Nel Ventennio non solo Almirante parlava di antisemitismo o
dell’esaltazione del fascismo, proponiamo una serie di iscritti di vari
personaggi che con l’avvento della Repubblica, hanno, da buoni italiani
voltafaccia, avuto una rinascita politica, perché nessuno ha mai ricordato il
loro convinto passato fascista o antisemita!
Il Fascismo ha perso il suo dinamismo mentre
riaffioravano i rottami del
liberalismo e i detriti del giudaismo".
(Giovanni Spadolini: "Italia e
Civiltà", febbraio 1944)
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"Il Fascismo esalta i legami che vincolano virtù civica, valore militare,
sanità di razza, sentimento religioso, amor di patria".
(Amintore Fanfani: "Libro sul
Corporativismo", 1941)
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"E' necessario riporre l'accento
nell'elemento disuguaglianza. Solo la
disuguaglianza può portarci
all'aristocrazia".
(Eugenio Scalfari: "Roma Fascista",
Luglio 1942)
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"Questa guerra intesa come una ribellione dell'Europa ariana al tentativo
ebraico di porla in stato di schiavitù".
(Giorgio
Bocca: "Giornale Fascista" di Cuneo, 1942)
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Fonte: "La Stampa" del 29 Maggio 2008, pag. 10
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Per Amintore Fanfani la politica fascista
della razza era solo:
"separazione dei semiti dal gruppo demografico nazionale"
ed egli aggiungeva che "per la potenza e il futuro della nazione gli
italiani devono essere razzialmente puri".
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Fonte: "Storia degli ebrei italiani
sotto il fascismo",
di Renzo De Felice - Einaudi
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“La razza è l’elemento biologico che,
creando particolari affinità, condiziona l’individuazione del settore
particolare dell’esperienza sociale, che è il primo elemento discriminativo
della particolarità dello Stato”; Aldo Moro
(Storia illustrata, 1943).
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“Non si sarà mai dei dominatori, se non avremo la coscienza esatta di una
nostra fatale superiorità. Coi negri non si fraternizza. Non si può. Non si
deve. Almeno finchè non si sia data loro una
civiltà….. non cediamo a sentimentalismi…niente indulgenze, niente amorazzi. Si
pensi che qui debbon venire famiglie, famiglie e
famiglie nostre. Il bianco comandi.” Indro Montanelli, Civiltà fascista 1936.
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Paolo Monelli, giornalista progressista alla Stampa, sul Corriere della sera nel 1939 aveva
scritto: “Gli ebrei appaiono tutti uguali, come i cinesi, come i negri, come i
cavalli, adeguati agli incroci consanguinei, dall’eguale vita, dagli uguali
squallidi orizzonti. Non si capisce la ragione di questo darsi d’attorno per
tutta la giornata, di questo affaccendarsi senza tregua. Sono miserabili,
tengono stretti i loro quattrinelli nella pezzuola o
nel pugno. Sono un inesausto serbatoio, questi ghetti polacchi. Ogni anno di
ebrei ne emigrano a decine di migliaia, invadono il mondo, eppure son sempre più numerosi. Sono oggi quattro milioni,
prolifici e straordinariamente resistenti nonostante le miserabili condizioni
di vita. La Polonia paga oggi il filo di una politica troppo accogliente per
secoli.”
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E sempre sul Corriere l’anno prima il poi
comunista Guido Piovene:
“Si deve sentire d’istinto, e quasi per l’odore, quello che v’è di giudaico
nella cultura. Gli ebrei possono essere solo nemici e sopraffattori della
nazione che li ospita. Di sangue diverso e coscienti dei loro vincoli, non
possono che collegarsi contro la razza ariana. L’enorme numero di posizioni
eminenti occupate in Italia dagli ebrei è il risultato di una tenace
battaglia”.
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L’inviato di guerra Curzio
Malaparte, sempre sullo stesso quotidiano nel
1941 tracciava questo quadro “Basta spingersi nei quartieri poveri per rendersi
conto del pericolo sociale che rappresenta la enorme massa del proletariato
giudaico.”
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Non Adolf Hitler
ma Giorgio Bocca, ben presto partigiano nel
Partito d’Azione e paladino della finanza cosmopolita, nell’estate del ‘42 in
“La provincia granda” dava questa lettura della causa
della Seconda Guerra Mondiale: “Questo odio degli ebrei contro il fascismo è la
causa prima della guerra attuale. La vittoria degli avversari solo in
apparenza, infatti, sarebbe una vittoria degli ebrei. A quale ariano, fascista
o non fascista, può sorridere l’idea di dovere, in un tempo non lontano, essere
lo schiavo degli ebrei?”
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Un mese più tardi su “Roma Fascista” il
successivo paladino del progressismo internazionalista, Eugenio Scalfari, sosteneva, ovviamente non ancora su Repubblica
che avrebbe diretto per un ventennio: “Gli imperi moderni quali noi li
concepiamo sono basati sul cardine razza, escludendo pertanto l’estensione
della cittadinanza da parte dello stato nucleo alle altre genti” (…)
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Nazista doc, anzi
nazista zac, la seguente affermazione apparsa su
“Santa Milizia” nel 1939 sotto il titolo “Problemi razziali: il meticciato”: “La razza può considerarsi come un termine
intermedio tra individuo e specie, cioè fra due termini opposti, intendendo la
specie, nel suo significato biologico, come la somma di tutti gli individui
capaci di dare fra loro incroci fecondi”. Autore il futuro leader della
sinistra democristiana Benigno Zaccagnini,
dirigente partigiano.
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(*) Con il tempo cercheremo di trovare altre “perline” rare…