Quel famigerato “campo della morte”
Buchenwald viene
ampiamente considerato come uno dei più famigerati “campi della morte” nella
Germania del tempo di guerra. Ma questa immagine accuratamente coltivata ha poco
a che vedere con la realtà. Oggi, a più di 60 anni dalla fine della Seconda
Guerra Mondiale, quanto accadde in questo campo merita un diverso giudizio ben
più obiettivo.
Storia e funzione
Il campo di concentramento di Buchenwald si trovava su una boscosa collina fuori
da Weimar, in quella che poi divenne la Germania dell’Est. Fu aperto nel luglio
del 1937. Fino a prima della guerra quasi tutti i detenuti erano criminali
professionisti o prigionieri politici (la maggior parte di loro ardenti
comunisti). Ben 2.300 prigionieri di Buchenwald furono amnistiati nel 1939 in
onore del 50esimo compleanno di Hitler.
Allo scoppio della guerra nel settembre del 1939, la popolazione del campo era
di 5.300 persone.
Il numero aumentò arrivando a 12.000 all’inizio del 1943 e poi incrementò
rapidamente poiché molti lavoratori stranieri, specialmente polacchi, ucraini e
russi, vi furono deportati per essere utilizzati nell’industria bellica (nota
1).
Durante gli anni della guerra, Buchenwald fu allargata diventando un vasto
complesso con oltre cento fabbriche satellite, miniere e officine sparse in una
vasta area della Germania. La più importante di queste era probabilmente lo
stabilimento sotterraneo di Dora che produceva i razzi V-2. Nell’Ottobre del
1944 divenne campo indipendente di Nordhausen (Mittelbau). (nota 2).
Molte migliaia di ebrei arrivarono a Buchenwald dall’Ungheria e da vari campi
orientali nel 1944 e 1945. La maggior parte furono evacuati via ferrovia da
Auschwitz e da altri campi minacciati dall’avanzata dell’Armata Rossa. (nota 3).
Il numero di detenuti aumentò enormemente durante gli ultimi mesi della guerra:
34.000 nel novembre 1943, 44.000 nell’aprile 1944 e 80.000 nell’agosto 1944. Il
picco mensile fu raggiunto alla fine di febbraio 1945, quando 86.000 detenuti
erano ammassati nel campo gravemente sovraffollato. Circa 30.000 prigionieri
furono evacuati da Buchenwald nella settimana prima dell’arrivo dell’esercito
americano (11 Aprile 1945). Un totale di 239.000 persone furono internate nel
campo fra il 1937 e l’aprile del 1945. (nota 4).
Il Comandante e sua moglie
Il primo comandante, Karl Koch, diresse Buchenwald dal 1937 agli inizi del 1942,
quando fu trasferito a Majdanek. Si dimostrò essere un amministratore brutale e
corrotto che si arricchì rubando valori a numerosi detenuti i quali furono poi
uccisi per non lasciare traccia di questi furti.
Il medico del campo, Dr. Waldemar Hoven, uccise molti detenuti in collaborazione
con Koch e l’organizzazione comunista clandestina del campo. Koch fu poi in
seguito giudicato, da un tribunale delle SS, colpevole di omicidio e corruzione
e quindi condannato a morte. (nota 5).
Sua moglie, Ilse Koch, fu coinvolta in molti crimini del marito ma l’accusa
infondata che avesse delle lampade ed altri articoli prodotti con la pelle dei
detenuti uccisi non era vera. Questa asserzione fu fatta dall’accusa durante il
processo di Norimberga. (nota 6). Il generale Lucius D. Clay, comandante in capo
delle forze americane in Europa e governatore militare della zona di occupazione
americana in Germania, dal 1947 al 1949, riesaminò attentamente il caso di Ilse
Koch nel 1948 e trovò che, qualunque misfatto avesse compiuto, l’accusa
riguardante le lampade in pelle umana era senza fondamento. Egli trasformò la
sentenza da ergastolo a quattro anni di prigione ed informò il dipartimento
dell’esercito di Washington che: “non ci sono prove convincenti che Ilse Koch
avesse selezionato i detenuti da uccidere per averne la pelle o che fosse in
possesso di articoli fatti in pelle umana” (nota 7).
Durante un’intervista nel 1976 Clay ricordava così il caso:
“Processammo Ilse Koch. Fu condannata all’ergastolo ed io lo trasformai in una
detenzione di quattro anni. Alla nostra stampa non piacque tutto questo. Essa fu
distrutta dal fatto che un reporter intraprendente, che per primo entrò nella
sua casa, le affibbiò il simpatico nome di “La Yena di Buchenwald” e vi trovò
alcuni paralumi che descrisse essere fatti di parti umane.
Risultò che quelle parti erano di capra, ma durante il processo continuavano ad
essere parti umane. Era impossibile per lei ottenere un processo equo.
I tedeschi la presero e le diedero 12 anni per come aveva trattato il suo
popolo, ma, a dire il vero, non si trattava di un crimine di guerra nel vero
senso della parola.
Questo era il genere di cose con le quali avevamo a che fare ogni volta”. (nota
8)
I detenuti: vita e morte
Non c’è dubbio che siano state commesse atrocità nei confronti di detenuti di
Buchenwald.
Tuttavia, almeno per una gran parte di esse, furono commesse non dalle guardie
tedesche delle SS ma dall’organizzazione clandestina comunista del campo che
ottenne quasi l’intero controllo del campo dopo il 1943. Questa rilevante
situazione fu confermata in un dettagliato documento del controspionaggio
militare americano del 24 Aprile 1945, intitolato: Buchenwald: un rapporto
preliminare. (nota 9). Questa analisi confidenziale rimase secretata fino al
1972.
In una breve premessa, il capo del controspionaggio militare Alfred Toombs
chiamò questo rapporto segreto “uno dei racconti più significativi finora
scritto su un aspetto della vita della Germania nazista”, perché “racconta come
i prigionieri di Buchenwald organizzarono loro stessi un terrore mortale
all’interno del terrore nazista”. Toombs aggiunse che l’accuratezza della
stesura del rapporto fu confermata in modo imparziale.
Mentre grandi quantità di prigionieri iniziavano ad arrivare al campo durante
gli anni della guerra, diceva il rapporto confidenziale, le SS in sotto-organico
di numero, ritennero necessario affidare una sempre più ampia fetta di
amministrazione del campo agli stessi detenuti. In pratica ciò significava che
già nel 1943 la bene organizzata e disciplinata organizzazione comunista di
prigionieri aveva preso il virtuale e totale controllo delle operazioni interne
del campo.
Il rapporto dichiarava: “I commissari-fiduciari avevano ampi poteri sui loro
colleghi detenuti. In un primo momento questi venivano scelti quasi
esclusivamente fra i criminali tedeschi. Questo periodo durò fino al 1942. Poi,
poco a poco, i comunisti iniziarono a prendere il controllo di questa
organizzazione. Erano i detenuti più anziani, con 10-12 anni di reclusione alle
spalle. Si coalizzarono con estrema tenacità, mentre gli elementi criminali si
preoccupavano solo dei loro singoli vantaggi ed avevano una scarsa coesione di
gruppo. I comunisti mantennero un’eccellente disciplina e ricevevano un certo
numero di direttive dall’esterno del campo. Essi avevano cervelli e qualifiche
tecniche per gestire le varie industrie stabilite nel campo.
I loro tentativi incontravano la resistenza dei criminali ma, lentamente, questi
persero il potere, in parte per minacce e in parte con l’aiuto delle SS. Diversi
criminali furono uccisi a botte, impiccagioni o iniezioni di fenolo nel cuore o
di aria o latte nelle vene. Le iniezioni erano una specialità del medico del
campo Dr. Hoven che divenne un sostenitore della fazione comunista.
Oltre a posizioni di rilievo nell’organizzazione fiduciaria, vi erano un numero
di roccaforti-chiave comuniste nell’amministrazione del campo. Una era
l’organizzazione della fornitura dei pasti, tramite la quale gruppi privilegiati
ricevevano razioni ragionevoli mentre altri venivano portati a livello di fame.
Un’altra era l’ospedale, presieduto quasi esclusivamente da comunisti. Le sue
strutture erano ampiamente riservate a curare i membri del loro partito.
Un’altra roccaforte comunista era la Stanza del Vestiario…
Ogni fiduciario tedesco riceveva un buon vestiario e altre cose di valore. I
comunisti, a Buchenwald, dopo dieci o dodici anni di reclusione, erano vestiti
come uomini d’affari di successo.
Alcuni indossavano giacche di pelle e piccoli cappelli rotondi della marina
tedesca, evidentemente l’uniforme della rivoluzione.
Come risultato di tutto ciò: “Invece che mucchi di corpi o uomini smarriti che
morivano di fame, gli americani (che si impossessarono del campo) trovarono a
Buchenwald un’organizzazione disciplinata ed efficiente.
Ciò viene messo in conto indubbiamente al comitato del campo autonominatosi, un
gruppo quasi puramente comunista sotto il comando dei leaders politici tedeschi.
Chi furono i veri sterminatori?
I commissari-fiduciari, che nel tempo divennero quasi esclusivamente comunisti
tedeschi, avevano il potere di vita e di morte su tutti gli altri detenuti.
Potevano condannare un uomo o un gruppo di persone a morte certa. I commissari
comunisti furono direttamente responsabili di una larga parte delle brutalità
commesse a Buchenwald.
I capi del blocco comunista, diceva il rapporto, picchiavano personalmente i
detenuti e, talvolta, obbligavano gli occupanti di intere baracche a rimanere a
piedi nudi nella neve per ore, apparentemente su loro personale iniziativa. I
comunisti uccisero molti detenuti polacchi che si rifiutavano di sottomettersi
alle loro leggi. Obbligarono detenuti francesi a consegnare migliaia di pacchi
della Croce Rossa. Il rapporto menzionava inoltre il nome di alcuni capi
comunisti del campo particolarmente brutali.
Fu confermato che il medico del campo, Dr. Hoven, era stato un importante
alleato comunista che uccise numerosi prigionieri politici anticomunisti e
criminali con iniezioni letali. Un’inchiesta condotta dalle SS scoprì le sue
attività durante la guerra e fu condannato a morte per omicidio ma a causa della
penuria di medici durante il periodo bellico, l’esecuzione fu rinviata dopo 18
mesi di galera. Dopo la guerra i comunisti tentarono di proteggere il loro
alleato, ma Hoven fu condannato a morte per una seconda volta da un tribunale
militare americano e giustiziato nel 1948.
I comunisti del campo mantennero strette relazioni con il ben organizzato
partito comunista clandestino all’esterno del campo. Da Buchenwald un detenuto
usciva regolarmente per stabilire un contatto con un corriere comunista che
portava notizie ed istruzioni. Legato alla fedeltà per il suo partito, questa
persona non approfittò mai dell’opportunità per fuggire. L’organizzazione
comunista militare del campo aveva tre mitragliatrici, cinquanta fucili ed un
certo numero di bombe a mano. I comunisti tedeschi vivevano meglio degli altri
gruppi, anche al momento della liberazione del campo, diceva il rapporto, essi
si possono notare facilmente dal resto dei detenuti per via delle loro guance
rosee e la loro buona salute, nonostante siano rimasti in detenzione per un
periodo molto più lungo degli altri.
Alla fine gli autori del rapporto mettevano in guardia contro la nozione
semplicistica che gli ex detenuti meritavano fiducia e dovevano essere aiutati
solo perché erano stati internati in campi tedeschi. Alcuni sono infatti dei
“banditi”, criminali da tutta l’Europa oppure lavoratori stranieri in Germania
che erano stati sorpresi a rubare. Vengono trattati brutalmente e sono brutti da
guardare.
E’ facile qui adottare la teoria nazista che essi fossero non-umani!
Un libro pubblicato nel 1961 dal Comitato Internazionale di Buchenwald, diretto
dai comunisti, di Berlino Est descrive orgogliosamente le attività comuniste
clandestine del campo. Vi era un giornale clandestino al campo, un trasmettitore
radio illegale, un’orchestra di detenuti (che suonava canzoni comuniste), una
vasta biblioteca e perfino un’organizzazione militare. Si tenevano cerimonie
comuniste e convegni politici ed inoltre veniva intensamente boicottata la
produzione bellica tedesca. (nota 10).
L’ex detenuto di Buchenwald Ernst Fedem, ebreo, dopo la guerra spiegò come
l’organizzazione comunista del campo cooperò con le SS per aumentare il suo
potere ed eliminare gli oppositori e gli indesiderabili. Egli ricorda che il
leader della sezione ebraica dell’organizzazione comunista del campo, Emil
Carlebach dichiarò molto francamente che per lui contavano solo i suoi amici
comunisti e che chiunque altro poteva morire. Fedem disse di aver visto con i
suoi occhi due episodi di brutalità commessi da Carlebach che fu un anziano del
blocco dal 1942 al 1945. In un caso egli ordinò la morte di un detenuto ebreo
per aver presuntamene maltrattato dei prigionieri in un altro campo. In un’altra
occasione Carlebach picchiò a morte personalmente un anziano detenuto ebreo
perché si stava riposando nelle baracche. (nota 11).
In modo analogo, un inglese che trascorse 15 mesi a Buchenwald riferì dopo la
guerra che l’organizzazione comunista del campo non considerava i detenuti ebrei
particolarmente degni di essere mantenuti in vita. (nota 12).
Negli anni recenti diverse organizzazioni omosessuali hanno sostenuto che
migliaia di omosessuali furono “sistematicamente sterminati” nei campi di
concentramento tedeschi. Mentre era vero che molti furono internati come
criminali, nessun omosessuale fu mai ucciso dai tedeschi per quella sola
ragione. Val la pena ricordare che durante gli anni 30 e 40 il comportamento
omosessuale era considerato un odioso crimine nella maggior parte del mondo,
inclusi gli Stati Uniti.
(ndt: al riguardo si consiglia leggere l’articolo in proposito al sitohttp://ita.vho.org/039_Mito_sterminio_omosessuali.htm
di Jack Wikoff tradotto da Andrea Carancini)
Nel 1981 un ex internato di Buchenwald ricordava: “gli omosessuali erano
oppressi dal regime nazista per via dei loro costumi morali, ma a Buchenwald
molti di essi non furono uccisi dai nazisti mai dai prigionieri politici
comunisti a causa del comportamento degli omosessuali ritenuto aggressivo e
offensivo” (nota 13).
Le condizioni giornaliere erano molto migliori di quanto molte descrizioni
possano suggerire.
I detenuti potevano ricevere ed inviare due lettere o cartoline al mese.
Potevano ricevere soldi dall’esterno. I detenuti venivano pagati per il loro
lavoro con una speciale moneta del campo che potevano usare per acquistare una
vasta gamma di prodotti nello spaccio del campo. Giocavano a calcio, pallamano e
pallavolo nel tempo libero. Le partite di calcio si tenevano al sabato e alla
domenica sul campo di calcio locale. Una grande libreria offriva una vasta gamma
di libri. Funzionava anche un cinema-teatro. Vi era una varietà di spettacoli e
gruppi musicali organizzavano regolari concerti nella piazza centrale. Un
bordello nel campo, che all’arrivo degli americani impiegava 15 prostitute, era
a disposizione di molti detenuti. (nota 14).
Centro di sterminio?
Gli americani che arrivarono a Buchenwald nell’aprile del 1945 trovarono
centinaia di detenuti malati e molti cadaveri non sepolti. Foto orribili di
queste crude scene furono fatte immediatamente circolare nel mondo e sono state
ripetute diverse volte, dando l’impressione che Buchenwald fosse un diabolico
centro di sterminio di massa.
Il governo americano incoraggiò quest’impressione. Un rapporto dell’esercito
americano su Buchenwald preparato per l’Alto Quartier Generale Alleato in Europa
e reso pubblico alla fine di Aprile 1945, dichiarava che la missione del campo
era quella di un centro di sterminio. (nota 15).
E due settimane dopo, fu redatto un rapporto congressuale americano sui campi
tedeschi, usato in seguito come documento al processo di Norimberga, che
descriveva anch’esso Buchenwald come un “centro di sterminio”. (nota 16).
Questa descrizione superficialmente plausibile è comunque completamente
sbagliata.
La grande maggioranza di coloro che perirono a Buchenwald morirono durante i
caotici mesi finali della guerra. Essi soccombettero alle malattie, spesso
aggravate dalla malnutrizione, nonostante gli sforzi tristemente inadeguati di
mantenerli in vita. Essi furono vittime non di un programma di sterminio ma
piuttosto di un terribile sovraffollamento e di gravi mancanze di cibo e
forniture mediche in seguito ad un crollo generale della Germania durante la
tumultuosa fase finale della guerra.
Insieme a queste vittime di guerra indirette vi erano anche detenuti in salute.
B.M. McKelway ispezionò Buchenwald, subito dopo la presa da parte degli
americani, in qualità di rappresentante di un gruppo di editori e proprietari di
giornali americani. Egli affermò che “ molti delle centinaia di detenuti che
vedemmo sembravano essere in buona salute mentre altri che soffrivano di
dissenteria, tifo, tubercolosi e altre malattie, erano scheletri viventi “ (nota
17).
Una singolare indicazione che Buchenwald non era un campo di sterminio è il
fatto che alcuni degli internati erano bambini troppo piccoli per lavorare.
Circa un migliaio di ragazzi, dai 2 ai 16 anni, erano ospitati in due baracche
speciali per bambini. Trasporti ferroviari di bambini ebrei arrivarono dal 1942
al 1945. Alcuni arrivarono da Auschwitz nel 1943. Altri bambini ebrei arrivavano
dall’Ungheria e dalla Polonia (nota 18).
Il rapporto confidenziale dell’esercito americano del 24 Aprile 1945 faceva
notare la “ straordinaria visione dei bambini che scorrazzano avanti e indietro,
strillando e giocando “. (nota 19).
Trent’anni dopo la guerra, perfino il famigerato “cacciatore di nazisti” Simon
Wiesenthal ammise che “ non c’erano campi di sterminio sul suolo tedesco “ (nota
20).
La menzogna delle camere
a sas
Forse la menzogna più crudele che circolò su Buchenwald dopo la guerra fu
l’accusa che i tedeschi sterminarono i detenuti nelle camere a gas. Un rapporto
ufficiale del governo francese, presentato al tribunale di Norimberga come
documento d’accusa, con molta immaginazione affermava: “ogni cosa era stata
programmata fin nei minimi dettagli. Nel 1944, a Buchenwald, fu allungato un
binario ferroviario in modo che tutti i deportati fossero inviati direttamente
alla camera a gas.
Alcune di queste camere a gas avevano un pavimento che si apriva inclinandosi
scaricando i corpi direttamente nella stanza con il forno crematorio”. (nota
21).
Il pubblico ministero britannico al processo di Norimberga, Sir Harley Shawcross,
nella sua arringa di chiusura dichiarò: “l’assassinio fu commesso come una
specie di produzione di massa nelle camere a gas e nei forni” di Buchenwald e di
altri campi (nota 22).
In un libro pubblicato nel 1947, il parroco francese Georges Henocque, ex
cappellano dell’Accademia Militare di Saint-Cyr, sostenne di aver visitato
l’interno di una camera a gas a Buchenwald che descrisse in dettaglio. Questa
particolare storia fu citata come un buon esempio del tipo di bugie olocaustiche
che perfino personalità in vista sono capaci di inventare. (nota 23).
Un altro prete francese ed ex detenuto, Jean-Paul Renard, fece una simile
affermazione circa il campo nel suo libro pubblicato subito dopo la guerra:
“vidi migliaia e migliaia di persone andare verso le docce. Invece che acqua
scendevano su di loro gas asfissianti”.
Quando l’ex internato francese a Buchenwald Paul Rassinier fece notare al prete
che non c’era alcuna camera a gas nel campo, Renard rispose: “a bene, ma era
solo un modo di dire…e siccome queste cose esistevano da qualche parte, non è
poi così importante”. (nota 24).
In un libro pubblicato nel 1948, lo scrittore ebreo ungherese Eugene Levai
sostenne che i tedeschi avessero ucciso decine di migliaia di ebrei ungheresi a
Buchenwald in camere a gas. (nota 25).
Anche un libretto ampiamente distribuito e redatto dalla Anti-Defamation League
ebraica del B’nai B’rith riportava il racconto che la gente veniva gassata a
Buchenwald. (nota 26).
Nel 1960 la storia delle gasazioni a Buchenwald fu ufficialmente definita una
favola. In quell’anno, Martin Broszat dell’Istituto di Storia Contemporanea di
Monaco dichiarò specificatamente che nessuno fu gassato a Buchenwald (nota 27).
Il Prof. A.S. Balachowsky, un membro dell’Institute de France dichiarò nel
Novembre 1971: “vorrei confermarvi che nessuna camera gas è mai esistita a
Buchenwald”. (nota 28).
La scrittrice di olocausto Konnilyn Feig ammise nel suo libro intititolato I
Campi della Morte di Hitler che a Buchenwald non c’era alcuna camera a gas.
(nota 29). Oggi nessun storico serio afferma la storia delle gasazioni a
Buchenwald.
Quanti perirono?
Il numero delle persone che si stima abbiano perso la vita a Buchenwald mentre
era sotto il controllo tedesco, varia tremendamente. Secondo l’ex detenuto Elie
Diesel, il prolifico scrittore ebreo ed ex premio Nobel per la pace nel 1986, a
Buchenwald venivano mandate a morte 10.000 persone al giorno (nota 30). Questa
affermazione totalmente irresponsabile è purtroppo fin troppo tipica della
retorica di quest’uomo che fu perfino scelto per condurre il direttivo ufficiale
del museo dell’Olocausto del governo americano.
L’edizione del 1980 del World Book Encyclopaedia sostenne che più di 100.000
persone morirono in quel campo, (nota 31).
La Encyclopaedia Judaica indicò il numero di 56.549 (nota 32). Raul Hilberg,
scrivendo nell’edizione del 1982 dell’Encyclopaedia Americana, affermò che più
di 50.000 persone morirono nel complesso di Buchenwald (nota 33).
Il rapporto del controspionaggio dell’esercito americano del 24 Aprile 1945
(sopra citato) affermò che il numero totale di morti certificate era di 32.705
(nota 34). Un rapporto governativo americano del Giugno 1945 su Buchenwald
indicava un totale di 33.462 vittime, delle quali, più di 20.000 perirono negli
ultimi mesi caotici della guerra. (nota 35).
L’accreditato International Tracing Service (ITS) di Arolsen, una filiale della
Croce Rossa Internazionale, affermò nel 1984 che il numero di morti documentate
(di ebrei e non ebrei) a Buchenwald era di 20.761, più altri 7.463 nel campo di
Dora (Mittelbau). (nota 36).
Mentre anche questi numeri ridotti sono ancora alti, è importante rendersi conto
che la grande maggioranza di coloro che perirono a Buchenwald furono sfortunate
vittime di una guerra catastrofica e non della politica tedesca. La maggioranza
delle rimanenti vittime furono uccise su ordine dell’organizzazione comunista
clandestina del campo. Diverse centinaia furono anche uccise dai bombardamenti
alleati.
In un solo raid aereo contro una grossa fabbrica di munizioni vicino al campo
principale, i bombardieri inglesi uccisero 750 persone, inclusi 400 detenuti.
(nota 37).
Atrocità americane e sovietiche
In seguito all’occupazione americana di Buchenwald nell’Aprile del 1945, circa
80 fra guardie tedesche e funzionari del campo furono sommariamente giustiziati.
I detenuti picchiarono brutalmente i tedeschi fino alla morte, talvolta con
l’aiuto e l’incoraggiamento dei soldati americani (nota 38).
Fra i 20 e i 30 americani si davano allegramente il turno a picchiare a morte
sei giovani tedeschi. (nota 39). Dei detenuti requisirono perfino delle jeep
americane e si recarono nella vicina città di Weimar dove si diedero al
saccheggio e uccisero a caso dei civili tedeschi. (nota 40).
Dopo la guerra la polizia segreta sovietica prese a condurre Buchenwald come
campo di concentramento per “potenziali nemici di classe“ ed altri “probabili
pericolosi” civili tedeschi.
Nel Settembre del 1949, più di 4 anni dalla fine del conflitto, vi erano ancora
14.300 detenuti nel “campo speciale”. (Quando Buchenwald era sotto il controllo
tedesco, il numero dei prigionieri non raggiunse le 14.000 unità fino al Maggio
del 1943). Le condizioni erano orribili. Perfino l’ufficiale sovietico
responsabile dei campi di concentramento tedeschi, Generale Merkulov, denunciò
la grave mancanza di ordine e pulizia, in particolare a Buchenwald. Almeno da
13.000 a 21.000 persone morirono nella Buchenwald gestita dai sovietici ma
nessuno fu mai punito per i maltrattamenti o le morti in questo famigerato
campo. (nota 41). Un ex detenuto descrisse così i suoi cinque anni di orribile
reclusione, umiliazioni, interrogatori e annichilimento nel campo gestito dai
russi:
“Le persone non erano che numeri. La loro dignità veniva volutamente calpestata.
Venivano fatti morire di fame senza pietà e consumati dalla tubercolosi fino a
ridurli a scheletri. Il processo di annichilimento era sistematico ed era stato
ben testato per decine di anni. Le grida e i gemiti di coloro che soffrivano mi
risuonano ancora nelle orecchie tutte le volte che il passato mi riaffiora alla
mente nelle notti insonni. Dovevamo guardare impotenti le persone mentre
morivano, come creature sacrificate fino all’annichilimento.
Molta gente senza nome cadde nella macchina distruttiva del NKVD (polizia
segreta sovietica) dopo il crollo del 1945. Furono ammassati insieme come
bestiame dopo la così detta “liberazione” e vegetarono in molti campi di
concentramento. Molti furono sistematicamente torturati a morte.
Fu costruito un memoriale per i morti del campo di Buchenwald. Fu scelto un
numero di fantasia per le vittime. Intenzionalmente sono state onorati solo i
morti nel periodo 1937-1945. Come mai non vi è un monumento che ricorda i morti
dal 1945 al 1950? Nel periodo post-bellico furono scavate innumerevoli fosse
comuni attorno al campo. (nota 42).
In un atto di stupefacente ipocrisia, i dirigenti comunisti della “ Repubblica
Democratica Tedesca “ del dopoguerra trasformarono il campo di Buchenwald in una
specie di santuario secolare. Ogni anno centinaia di migliaia di persone
visitano i luoghi, completi di musei, torre campanaria, sculture monumentali e
memoriali dedicati, abbastanza ironicamente, alle “vittime del fascismo” (nota
43).
Non c’è niente che ricordi ai visitatori le migliaia di tedeschi dimenticati che
perirono miseramente durante gli anni del dopoguerra quando il campo era gestito
dai sovietici.
La storia di Buchenwald, come la storia di qualsiasi altro campo di
concentramento tedesco in tempo di guerra, è un microcosmo nell’intero racconto
dell’olocausto. Il ritratto ampiamente accettato di Buchenwald, come quello di
altri campi tedeschi, è in aspro contrasto con la verità poco conosciuta.
(Tratto dal Journal of Historical Review Inverno 1986-1987 (vol. 7, n. 4), pagg.
405-417 - Traduzione a cura di Gian Franco Spotti)